Birra e miscelazione: si può fare? Le proposte di Ad Horeca

Si possono creare dei cocktail alla birra? Secondo il team della scuola di miscelazione Ad Horeca è possibile e questa specializzazione si chiama Beer Tail.

Il trio di formatori composto dai trainer Andrea Renzullo, mixologist, Rosario Piergianni (Beer Sommelier) e da Rocco Basile (formatore di Bar Chef) si è riunito per mettere in discussione l’uso della birra nella miscelazione per far scoprire alla clientela che tale pratica è, in realtà, il retaggio di un passato molto più antico di quanto si creda.

Beer Tail, cos’era la birra in passato?

Per i puristi mescolare la birra con altro non è cosa da farsi ma, storicamente, tale pratica era piuttosto comune. In fondo, la birra non è altro che un insieme di ingredienti tanto quanto lo sono i drink e, in passato, esistevano delle miscelazioni con acqua, cereali, spezie.

Alle origini della birra ci sono le donne che producevano questi fermentati per il pubblico utilizzando quello che avevano in casa. Ciò ha portato a una diversificazione stilistica e di gusti che si è mantenuta fino ai nostri tempi.

Produzioni casalinghe che venivano usate anche a scopo medicinale. Ad esempio, nel 1870 non era insolito miscelare la birra con acqua, sangue di gallo ed erbe officinali per produrre una bevanda depurativa.

Sulla base di questi studi, il team Ad Horeca ha avuto l’idea di creare una Drink List con la quale orientarsi in un percorso chiamato Drink Vintage, in chiave Beer Tail.

Beer Tail, ricette e abbinamenti gastronomici

La prima ricetta presentata da Andrea Renzullo e Rosario Piergianni è un classico.

Si tratta del Poor Drink, una bevanda di origine inglese, tipicamente invernale, che veniva servita calda sulle rive del Tamigi come ristoro, prima di arrivare al centro storico di Londra.

Nelle prime ricette si trattava di birre allestite con luppoli selvatici che crescevano lungo le sponde del fiume e assenzio romano, all’epoca molto economico e facilmente reperibile.

Citato anche da Dickens, il Poor Drink viene presentato con una variante a base di birra e gin.

Per il team Ad Horeca, il Poor Drink è costituito da un’oncia e mezza di gin, noce moscata e zucchero di canna riscaldato a 60° e accompagnato da un piatto a base di funghi carboncelli, carne di cervo marinato in birra, ginepro e mirto leggermente affumicati utilizzando trucioli di rovere per aromatizzare e far concordare i sapori del primo esempio di Beer Tail preparato.

Una distinzione importante è fare molta attenzione al grado di fermentazione della birra nella miscelazione.

Le lager, in quanto più secche e meno saporite non si prestano bene a questo tipo di sperimentazioni e per questo si prediligono birre ad alta fermentazione, più corpose e adatte a supportare la proposta di un drink.

Seconda ricetta richiama il momento in cui le strade tra cocktail e birra si sono divise. Un momento che combacia con l’emigrazione tedesca nel Nuovo Mondo sancendo il successo e la diffusione del consumo delle Lager Beer.

Gli studi del team Ad Horeca non finiscono e il secondo esempio di Beer Tail ripercorre gli elementi che compongono i cocktail facendo notare che essi si ripresentano naturalmente anche nella birra che, nella miscelazione, ha sette diversi stili.

Storia della birra e tecnica di miscelazione si incontrano amalgamando sciroppo di timo e noce moscata, succo di limone, brandy e Martini in parti uguali e foglie di basilico.

Un drink che può essere servito con o senza ghiaccio, a seconda della stagione e accompagnato da crostini di pane con ricotta, gambero viola di Gallipoli, olio extravergine d’oliva, pomodorini e aggiunta di timo limonato.

Chi è l’autore dell’articolo

Curiosa e con la voglia di stare sempre sul pezzo. Mi occupo di SEO copywriting, Content e Social media management e formazione dedicata alla comunicazione digitale, sia per PMI che per enti non-profit. Citando una tra le mie canzoni preferite, vivo di sogni e di idee.

Informazioni sui corsi?