American Bartending: il programma di bar, tradizione e trend in America

In America Fabio Raffaelli vive e lavora come bartender e consulente dal 2008. Tuttavia, negli States il bartender non è solo un esecutore di cocktail ma molto di più. In qualunque locale o cocktail bar che si intende visitare negli Stati Uniti la parola bartender è la meno utilizzata perché la sua figura professionale racchiude in sé conoscenze e competenze che vanno oltre la preparazione di drink e che possono essere acquisite tramite un programma di bar. Per questo i bartender in America si presentano come programmers. Il programma di bar è l’origine dell’American Bartending.

Quando nasce e che cos’è? Scopriamolo insieme a Fabio Raffaelli.

American Bartending: quando nasce

trend più importanti riguardo al bartending e alle tecniche di miscelazione provengono da città come San Francisco, Los Angeles, Las Vegas e New York e questo dato, di fatto, ha la sua origine nel programma di bar e origine dell’American Bartending.

Negli Stati Uniti viene dato molto risalto al servizio perché, in America, è importante non solo eseguire o produrre cocktail ma anche avere conoscenze sulla storia dei locali, sulla cultura del bere, sui vini, sulla birra e, soprattutto, sul mangiare.

La tradizione dell’American Bartending nasce negli anni ‘70, dalla catena di ristoranti TGI Friday’s all’interno della quale è stato sviluppato il primo programma di bar per formare gli aspiranti bartender americani.

American Bartending: il programma bar dagli anni ‘70 a oggi

Il programma di bar del TGI Friday’s durava nove mesi.

Si cominciava nello svolgere il ruolo del passer, limitandosi a portare le pietanze dalla cucina al tavolo senza interagire con il cliente. Il waiter o cameriere rappresenta il livello successivo, riceveva il piatto dal passer e gli è concesso spiegare i piatti, prendere la comanda, comunicare con il cliente. Dal waiter si passava al bartending, all’interno del quale si poteva imparare a gestire e imparare a preparare quanto riportato sulla carta dei drink.

Nella catena TGI Friday’s erano presenti qualcosa come 400 drink ma, per quanto riguarda la loro produzione, la qualità era considerata bassa e scadente.

Formazione di grande livello che incontrerà anche la qualità a partire dalla seconda metà degli anni ‘80, alla Rainbow Room di New York.

Alla fine degli anni ‘90 l’American Bartending si arricchisce di servizi supplementari come l’accogliere subito il cliente con un bicchiere d’acqua e supplementari come l’eliminazione del menu basando la creazione di cocktail sul momento e in base alle informazioni fornite dal cliente.

Agli inizi del 2000 nasce una posizione che non era mai esistita prima. I brand non riescono a comunicare con i bartender e questo porta all’esplosione del Brand Ambassador che fa da canale tra aspetto commerciale dell’azienda e il mondo del bartending. Quasi tutti i Brand Ambassador sono bartender.

Nel 2015, dopo la crisi delle torri gemelle, rifiorisce la Cocktail Culture: nascono nuovi locali e nuovi prodotti con i quali prepararli come il Mezcal, la Tequila.

C’è il ritorno della vodka mentre l’era del gin, dopo un iniziale rilancio, non sembra essersi particolarmente sviluppato nell’American Bartending ad eccezione del gin tonic che si mantiene stabile.

Oggi i Cocktail Bar in America nascono e si rivolgono a un target composto principalmente di una clientela di età compresa tra i 21 ai 31 anni e si concentrano molto sul servizio di ristorazione.

American Bartending: un piatto da chef, in versione liquida

La storia bisogna conoscerla perché ci permette di ricordare e ricostruire le ricette dei grandi classici e, allo stesso tempo, modificarle andando a lavorare sul gusto.

Altrettanto importante, nel mondo dell’American Bartending, è apprendere le conoscenze dello chef. Lavorare per contaminazioni fino ad arrivare a creare con naturalezza e professionalità un piatto da chef in versione liquida. Un esempio di questa contaminazione tra bartending e servizi ristorazione è l’Ostrica Tonic, un cocktail composto da gin scozzese, liquore al bergamotto e una tonica all’ostrica.

Chi è l’autore dell’articolo

Curiosa e con la voglia di stare sempre sul pezzo. Mi occupo di SEO copywriting, Content e Social media management e formazione dedicata alla comunicazione digitale, sia per PMI che per enti non-profit. Citando una tra le mie canzoni preferite, vivo di sogni e di idee.

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